MARIA ILARIA FOSSATI LA REGINA DELLA NOVE COLLI RUNNING 2019

MARIA ILARIA FOSSATI anno 1972,veterana delle ultramaratone, conquista il gradino più alto del podio in campo femminile alla Nove Colli Running, una delle ultra più dure al mondo, tagliando il traguardo dopo 202,4 Km in 24 ore 13’52″.  La regina condivide con noi la sua vittoria raccontando questo viaggio con parole che mettono i brividi e fanno emozionare. Leggete con attenzione, ne vale davvero la pena. E grazie ILARIA per la tua collaborazione.

(cronaca di una perenne indecisione tra sentieri ed asfalto. Ma perché non possiamo amarli entrambi?)

…non chiamatelo bitume.

La NCR è un lunghissimo nastro di asfalto, è vero, forse ci sono 300 mt di sterrato, che “gli stradisti” guardano con sospetto. Che, si sà, ti entrano i sassolini nelle scarpe. Ed io di sassolini ne avevo tanti, nelle scarpe e nella testa e dovevo assolutamente ritornare a concludere questa bellissima gara, a distanza di 5 anni dal mio fortunato esordio, nel 2014. Allora ero indubbiamente più forte e più veloce, atleticamente parlando. Non avevo aspettative quest’anno, ve lo giuro. Pochi lunghi, tante incertezze…al punto di chiedere a Michele e Monica Barchetti di assistermi. L’assistenza è vietata dalla mia religione, lo sapete. Ma è anche un atto di umiltà ed affetto, di affidamento totale. “Nessuno si salva da solo”. Avevo bisogno di sentirmi controllata a vista, coccolata, assistita.

…non chiamatelo bitume.

Quel nastro sul quale ogni 2-3 km vedevo ferma la macchina di Monica. Uno sguardo complice, poche parole, pochi fronzoli, massima professionalità. Oh…mica per niente mi ha insegnato lei cosa fosse l’ultramaratona, tanti anni fa! Senza di voi non sarei nemmeno partita. GRAZIE!

Quel nastro bagnato dal temporale (quante scene che fanno gli stradisti per due gocce di acqua!!), benedizione di un fresco che sicuramente ha determinato il 50% della mia prestazione.

Ci si bagna, ci si asciuga, ci si affida alla app del Meteo.it. Il meglio deve ancora venire.

Non chiamatelo bitume,

perché la sostanza dei sogni non è nota, ma la puoi sentire…..sogni che si intrecciano e ti fanno sentire piccolissima. Il sogno di Pier Paolo, di concludere la gara accompagnato dalla moglie, costretta in carrozzina da un tragico incidente. Un sogno che diventa il mio, in un turbine di ricordi dell’infanzia.

Ci si incontra, ci si perde, si fa un pezzo di strada insieme.

Ritrovo un mondo migliore, che mi stava aspettando. La gara è cresciuta molto, nell’organizzazione ma soprattutto nella consapevolezza di quello che ci costa: Quel rispetto della fatica, della sfida, della follia che deve essere per tutti, dal primo all’ultimo. Quella sensazione di purezza che trovavo solo in Francia, ma che gioia sentirla palpitare anche in Romagna……

Non chiamatelo bitume,

quel nastro bagnato che sotto la luna piena ti porta in cima al Perticara, la spianata illuminata, battuta dal vento, deserta e silenziosa. Degna dei migliori ultratrail. Le lucciole notturne, di quelle che ricordavo solo nell’infanzia nei giorni d’estate, i papaveri, la notte mite e amica, che mi conforta dal pomeriggio temporalesco.

Non chiamatelo bitume,

quel nastro che ad un certo punto mi getta sulle spalle una responsabilità che non ero pronta a sostenere. Passare in testa. E con rammarico, perché vedere Eleonora, fino a quel momento la prima, star male mi è dispiaciuto. E’ bella, fortissima, 20 anni in meno di me: ubi maior, minor cessat!! Sei giovane, ma hai dimostrato grande stile ed una sportività genuina: la nostra “sfida” è finita con te che mi passavi da bere rischiando la vita tra i ciclisti folli giù dal Gorolo. Chapeau!

Non è stato facile gestire questo passaggio, non ero pronta. Non volevo vincoli, pressioni, obiettivi. Ed invece no: siamo onesti, ritrovarsi in testa alla NCR era l’ultimo dei miei pensieri ma indubbiamente la cosa più bella che potesse mai capitarmi. Non potevo sprecarla, ho dovuto attingere a tutta la mia esperienza per mantenere lo stesso passo, lo stesso sorriso, la stessa leggerezza. 80 km ancora da gestire….una distanza infinita.

Niente rischi, niente follie. In salita si cammina, in discesa non si spinge. Non posso bruciarmi, mi ripetevo. E ci si nutre anche quando la nausea sale. Così sono arrivata a correre fino alla fine, senza esitazioni ed una commozione enorme che ogni tanto sprizzava lacrime, che tanto quelle si asciugano.

Una valutazione a freddo, doverosa. Sono lentissima ormai, ma questi 11 anni di ultramaratone e le notti lunghissime nei trail hanno indotto un adattamento al mio corpo. Ci è voluto del tempo, ma ora la distanza è amica, la notte è lieve. Non ho più crisi di sonno sulla prima notte. So qual è il mio limite, so cosa chiedere al corpo, allo stomaco, alla testa….

Cosa chiedere al cuore ancora non l’ho capito e mai lo farò, visto che mi emoziono sia che arrivi ultima che prima…. Non fa differenza. La vera gioia è stato godermi ogni singolo istante della gara, i tuoni, il temporale, la luna piena, i ciclisti notturni e gli scambi di battute. Una mano stretta fugacemente, un ciclista notturno, una piccola ultramaratoneta. “Brava, buona continuazione”

Certo, se mi avesse detto il BON COURAGE che tanto adoro…sotto la luna piena del Perticara, forse mi sarei liquefatta miserabilmente sull’asfalto….

Ho trovato rispetto, solidarietà. Da parte degli assistenti, dei volontari, dei ciclisti, dei carabinieri che mi hanno applaudito con la paletta in mano ( e mica potevano mollarla, che quei ciclisti sono pazzi scatenati dopo il Gorolo!!)

Non chiamatelo bitume,

perché nessun trail lascia negli occhi e nel cuore tanto verde… ( e zero fango, per la salute della lavatrice!) Gli ultimi km? Beh, arrivare con la testa della gara ciclistica è il modo migliore per passare inosservata…ma gli elicotteri sopra la testa…e decine di moto della polizia…beh, basta illudersi che siano per te…et voilà, il gioco è fatto. Il sogno è servito, anche se relegato su un marciapiedi stretto perché non dobbiamo disturbare i ciclisti…. Un arrivo in solitaria, che amplifica l’emozione.

Non c’è un pubblico, ci sono solo io. E’ il mio momento. C’è Mario Castagnoli, l’organizzatore storico, che mi fa morire dal ridere sempre. Quell’uomo è peggio della dinamite! C’è Andrea,l’organizzatore”giovane”, che prende in mano la situazione quando capisce che non sto bene e non posso muovermi di lì.

C’è il Sindaco di Cesenatico, simpaticissima runner che mi accoglie con quel calore romagnolo che senti già nella voce. E io mi vergogno, perché mi sento puzzare come un cinghiale ed ho le calze sporche in mano……eddai, potevate dirmelo (aaaaarghhh!!)

… E poi c’è quella classifica, il mio nome vicino a quello di Ivan Cudin… E ciò rende ancora più straordinario il mio piccolo mondo, fatto di gente che onora il limite, rispetta il corpo… che sa quando è il momento di lasciare e di tornare. Come dice la canzone…”allacciare le scarpe e ripartire da zero..”

Grazie Ivan per l’ennesima lezione schiacciante di stile. Un campione è un campione sempre, anche quando rischia di essere preso dalla Fossati.. Questa è la Nove Colli…“202.4 km di sofferenza e soddisfazione”

Non chiamatelo bitume…

testo scritto da Maria Ilaria Fossati

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