UNA STORIA DI PASSATORE,LUIGI PECORA PRIMO FAENTINO CI REGALA FORTI EMOZIONI

Una storia di “Passatore”, la mia, che parte da lontano.
Più precisamente, 4 anni e mezzo fa, un ormai lontano novembre 2015 quando, allora ciclista, ebbi la stravagante e pazza idea di dire: farò il Passatore!!
Fu così che, 6 mesi dopo partii da via dei Calzaiuoli a Firenze e, con l’inesperienza della corsa e i pochi lunghi alle spalle, riuscii comunque ad arrivare tra le lacrime al tanto desiderato, agognato e sofferto traguardo a Faenza.
Doveva essere un’unica sfida la mia, tanto che all’arrivo, anche se felice, esclamai un deciso e perentorio “MAI PIÙ“!!!!
La mia decisione durò solo il tempo di una notte, infatti la mattina seguente ero già determinato a rifarla!
E così ho fatto altre 3 volte…. la quarta proprio quest’anno.
Annata questa molto intensa: gare, trasferte, tante soddisfazioni e un allenamento molto completo.
Tutto questo mi porto nello zaino quest’anno, sicuramente arrivo più pronto fisicamente e mentalmente.
La mattina della gara sono tranquillissimo. Durante il viaggio in treno con i miei compagni e amici delle Linci si ride e si fa i matti in treno, siamo carichi e forse un po’ esuberanti per quelli che vorrebbero riposare, ma noi stiamo andando a Firenze, la 100 km ci attende e siamo straemozionati.
Fino a qui tutto regolare, quindi, con la massima tranquillità, dopo aver mangiato e essermi preparato, si entra in griglia.
Passato l’ingresso… inizio a sentire qualche strano fremito… il cuore accenna un aumento… inizio a sentire la tensione … faccio stretching.
Arrivano i primi Top Runner e io sono lì al loro fianco. Pettorale 23, come Michael Jordan, era il mio idolo da bambino e ho sempre usato quel numero.
Ormai ci siamo, inizia il conto alla rovescia, il cuore in gola.
Siamo vicini alla partenza, le pulsazioni si alzano, faccio un veloce check up del corpo: i piedi sono ok, le gambe tremano ma stanno bene, ok anche lo stomaco anche se me la sto facendo sotto, testa concentrata, mille pensieri che scorrono in pochi secondi. Il tempo di controllare il Garmin, ultime occhiate con i vicini in griglia…3…2…1… SBAM! un colpo secco di pistola e ti ritrovi a correre… e lì capisci realmente che è ora di fare sul serio. Non si scherza più, ora devo solo fare quello che per un anno intero ho preparato, quello per cui ho fatto sacrifici, l’unica cosa che forse mi riesce meglio… CORRERE.
E così sono lì a cercare di regolare il passo, senza guardare troppo l’orologio. Il Passatore è lungo, le insidie tante, allora nei primi km mi guardo attorno.
A fianco persone che come te stanno affrontando il “VIAGGIO” … le loro facce, le loro espressioni, leggo timore e soddisfazione.
A bordo strada fanno il tifo e mi sento un eroe, do il cinque ai bimbi e rido sperando che quel sorriso mi faccia compagnia tutta la gara.
Solitamente l’arrivo a Fiesole e successivamente a Vetta croci scorre sempre molto rapidamente, d’altra parte sono “solo” i primi 17km.
Cerco di mangiare regolare e soprattutto bere, anche quest’anno minacciavano pioggia e invece mi ritrovo li con 30° alla prima salita… si suda, si fatica ma si prosegue dritto, fluido, armonico e regolare, ascoltando il mio passo e respiro, senza forzare, ripetendo sempre nella testa….”è ancora lunga “.
Ogni tanto lungo il percorso vedo il Coach.
Sì, quest’anno ho un coach anche io, assegnatomi dalla IUTA grazie proprio al risultato ottenuto al Passatore dello scorso anno, chiuso in 9h32’ e spiccioli.
Gli obiettivi della IUTA sono alti, e lo sono anche quelli del Coach.
Paolo Bravi il suo nome, che proprio la settimana prima del Passatore ha vinto la “9 Colli Running”, faccia conosciuta anche alla 100km e soprattutto in Nazionale… un veterano insomma, un Runner di alto livello!
“Sabato al Passatore tocca a te” mi rispose ai miei complimenti per la vittoria… quindi non posso e non voglio fare brutta figura!!!
Mi incita, mi da qualche consiglio e vado avanti.
Il passaggio a Vetta Croci è qualcosa di epico.
È come essere al giro d’Italia nelle tappe di salita.
Due immense ali di folla si aprono al mio passaggio incitando e gridando: 200 metri di vera pelle d’oca, mi sento un supereroe e niente in quel momento può scalfirmi.
Si scollina e si riprende fiato, quei “200mt“ dall’emozione li ho fatti in apnea.
Nel frattempo mi ritrovo di fianco a un vecchio amico, Marco Serasini e, correndo in direzione Borgo San Lorenzo, chiacchieriamo e scherziamo dei tempi passati. Un modo come un altro per non pensare alla strada davanti, a quanto manca o ai piccoli fastidi che si iniziano a sentire.
E così arrivo a Borgo… una festa! Passare all’interno del paese è una gioia per il cuore: la gente urla, ti applaude e ti incita, lo speaker ti chiama, tu ti immedesimi in un Top runner e, con la pelle d’oca, trafughi al volo un pezzo di banana, un bicchiere di Coca Cola al fornitissimo ristoro e …avanti tra due ali di folla.
Dopo Borgo si ricomincia a salire e non si smetterà fino alla cima della Colla. Attraverso paesini sempre festanti e arrivato a Ronta faccio un sospiro di sollievo. Anche Gianluca, il mio accompagnatore, lo fa: solitamente tra Borgo e Ronta ho sempre una crisi, ma quest’anno niente!
Siamo amici da anni io e Gianluca, andavamo in bici insieme prima di iniziare a correre. Quante gare, quante trasferte fatte insieme! E’ il mio Socio e mio fedele accompagnatore alla 100km.
Inizio la salita della Colla, non vedevo l’ora, solitamente questo è uno dei miei migliori tratti, in salita sono a mio agio.
Superato agilmente il 42° km inizio a guardare con più insistenza l’orologio e inizio a capire che sto andando bene, forse arrivo presto in cima, forse arrivo come da programma a Faenza. Beh, non sarebbe male, anzi stupendo! Mi carico, tutte energie positive e poi all’arrivo c’è Elena che mi aspetta e le ho promesso di mettercela tutta.
Piccola sosta a Razzuolo, solita Coca Cola e banana, e via per gli ultimi 4 km di salita, ultimi sforzi, ultimi tornanti e poi tutta discesa ( dicono tutti così ma non è mica vero).
2 km alla vetta: prime gocce di pioggia, non danno fastidio, anzi rinfrescano, mi risvegliano, un po’ la fatica si sente ma è normale, siamo vicini al 48° km e per ora la maggior parte del tempo è stato di corsa in salita.
Gianluca mi sprona ”Non mollare, la vetta è vicina!“. Supero un paio di Top runner e mi gaso un po’, di solito loro sono sempre davanti! Gianluca continua “Un solo tornante e siamo sulla Colla, dai!”
Il rumore della gente che fa il tifo si inizia a sentire già qualche km prima, ma ora è ancora più forte. Un brivido scorre sulla schiena.
Gianluca insiste “Continua che ci sei!”
Ora goditi questo momento, mi dico.
Ali di persone che mi incitano e acclamano. Bellissimo, qualcuno mi riconosce e mi chiama per nome “vai Gigi!!”, “forza, continua così Gigi!”. Che emozione!!!
Passo la vetta, mi fermo qualche secondo per mettere una maglia termica: sono bagnato e la pioggia non accenna a smettere, quindi per evitare problemi meglio che mi copra.
Sto per ripartire e sento qualcuno che dice “Era il primo faentino..”. Non ci credo, guardo Gianluca che con un semplice cenno mi fa capire… Ora si va a Faenza e in fretta!
Riparto e finalmente è discesa vera, rapida, tornante dopo tornante, fluida, umida, troppo umida, infatti sta diluviando.
Cerco di evitare il più possibile i “fiumi” di acqua sulla strada e in picchiata scendo direzione Marradi.
“Tanto dalla Colla è tutta discesa“ dicevano. Eh, perché non sono mai passati da Casaglia!
Strappo in salita al 10% di pendenza, che ti fa urlare i muscoli e ti spezza il ritmo, ma …sorridi c’è la FOTO.
Passata anche Casaglia ora si scende davvero o almeno lo si fa fino a Marradi.
Km 65.
La discesa è finita e passata dignitosamente, non senza criticità ma anche con tratti di grandi emozioni. A Crespino infatti trovo gli amici delle Linci: Sonia, Andrea, Davide (il super Presidente della squadra ) e Ambra.
Sono tutti lì che urlano, mi chiamano e mi fanno commuovere. Davide si mette a correre al mio fianco per 200/300 metri, mi urla nelle orecchie, mi grida “Sei un grande, stai andando fortissimo!“. Io mi emoziono e, super gasato, sento una spinta ancora più forte e accelero di qualche secondo… mi hanno galvanizzato, sto bene. Davide mi lascia, ma con una carica maggiore.
Proseguo contento, sereno, mi godo ogni istante anche se le gambe iniziano a indurirsi.
Inizio a essere sempre più silenzioso e concentrato. Gianluca mi indica il cammino diligentemente e nel frattempo, poco dopo Crespino, si è unito a noi anche Franco, un altro dei miei fedelissimi accompagnatori. Quest’anno ha deciso di fare con me solo la seconda parte della corsa dato che un piccolo problema lo ha bloccato, ma comunque è venuto e darà il suo speciale contributo fino alla fine.

Marradi è passata e ora inizia la 100km. Eh sì, è da Marradi in poi che si fa la 100km del Passatore, dopo salite e discese, ora sono al 65km ed è il momento di tornare a spingere.
Intanto ha smesso di piovere.
Un turbinio di pensieri si affollano nella testa, di km ne ho fatti tanti e tanti altri ne mancano ancora, le gambe si induriscono, la stanchezza arriva e la luce inizia a andare via.
Ora iniziano i veri problemi.
S. Adriano, BAM! Crampi a entrambi i polpacci, ad ogni passo una fitta.. paura e terrore nei miei occhi, mancano ancora 33 km e non sono pochi. Ma stringo i denti, vado avanti, intanto Gianluca mi dice di non mollare e che ho ancora margine da chi insegue.
I km scorrono, non senza tribolazioni e dolore, i crampi hanno preso fissa dimora nelle mie gambe estendendosi fino ai quadricipiti. Soffro, mi lamento, ma Gianluca e Franco mi bacchettano ad ogni accenno di sosta.
Mi fermo un attimo, tiro un po’ le gambe e riparto.
Inizia la fase in cui mi chiedo “ma chi me lo fa fare”.
Scandisco il ritmo, scende il buio ma ad illuminarmi il cammino ci sono i miei scudieri che non lo fanno solo con le lampadine, ma anche con le parole.
“Non si molla niente!”
“Mantieni il passo e vai bene!”
“Siamo arrivati fino a qui e quindi si va avanti!”
Gianluca è il mio mental coach, scandisce il mio passo e non mi lascia quasi margine di risposta, mi frusta a parole, e mi tiene sul pezzo.
Vado avanti a fatica, piccole soste ad ogni ristoro per sgranchire le gambe e si riparte veloci. È vero che ho del margine, ma non posso esaurirlo.
Vedo il podio dei faentini nella mia testa e mi convinco che posso farcela: dopo 4 anni di sogni, capisco che è la mia grande possibilità.
Vado avanti.
È sempre più dura, i crampi non mi mollano ed entrano con me a Brisighella.
C’è tantissima gente anche qui ma stavolta non mi fermo al ristoro, voglio solo arrivare, mancano ancora 12 km.
È iniziato l’ultimo tratto direzione Faenza. Nella testa cerco di distrarmi con calcoli algebrici per capire quanto ci metterò ad arrivare se mantengo un passo regolare: penso, studio, conto e mi distraggo, ma i miei amici crampi al piano di sotto non accennano a smettere e mi riportano con la testa all’asfalto.
Solo il rumore dei miei passi ora e il fiato è pesante.
Gianluca è lì, presente, sento la catena che scorre, si mischia al mio respiro.
La falcata stanca mi porta alle porte di Errano, salto nuovamente il ristoro e Gianluca riparte col mantra. Lo ascolto, mi auto incito, le pulsazioni si alzano, dai che ne mancano solo 7.
“Ce la posso fare!” urlo a pieni polmoni, corro e non mi fermo: l’ho promesso a Gianluca e Franco, si va in piazza senza più soste, dritto per dritto… ed ecco Bocche dei Canali, una strada che più dritta non si può.
Un drittone pauroso di 3 km, 3 km finali che mi porteranno all’arrivo…

Mi fermo.
Promessa non mantenuta. Mani sulle ginocchia, guardo Franco e Gianluca ed esclamo….”Io non ne ho più, davvero, mi fermo”.
Stavo scherzando ovviamente, ma forse non era il momento giusto.. mi cazziano di brutto e sotto il loro sguardo minaccioso in quattroequattrotto ricomincio a correre!
Festa, baldoria, acclamazioni e spumante… ma no, non è ancora l’arrivo, sono solo un gruppo di amici che ogni anno a casa di Piero e Laura si organizzano per mangiare e aspettarmi. Fantastici come sempre fanno un tifo da stadio che neanche al Meazza con 80.000 persone si può eguagliare!
Cerco i loro sguardi, le loro incitazioni, le loro emozioni.. una lacrima scende e il solito brivido di emozioni mi solletica la spina dorsale.
Si va avanti.
Sono al 99° km, il più bello.
Un palco allestito con il mitico Luca Piazza che intrattiene tutti gli appassionati e il pubblico con musica, e incita i corridori al loro passaggio. Mi riconosce, “Il numero 23!”, mi chiama per nome “Luigi Pecora!“, e poi la frase magica…”il primo faentino!!” .
La gente urla e io urlerei con loro, trattengo a fatica le lacrime, mancano 1000 metri.
Saranno i 1000 metri più indimenticabili della mia vita.
Centinaia di migliaia di persone (lo so, non è reale ma in quel momento così sembrava) urlanti e piene di gioia applaudono e dicono “Bravooooo!!!”. Tra di loro tantissimi amici, tantissimi che vorrei potermi fermare per abbracciarli uno a uno, ma non posso… sono a 600mt dal traguardo, guardo il cielo, saluto la mia zietta ovunque sia (è il mio angelo custode).
Inizio a rivivere negli occhi la giornata, i sentimenti, le gioie e i dolori.
Dolori che magicamente sono scomparsi, passati come se non ci fossero mai stati. Aumento addirittura il passo, non sento più la fatica, corro come se fossi appena partito spinto dalle urla della gente e degli amici, tra cui Michele (mio fan numero uno) che addirittura si mette dietro di me in bici incitandomi per tutto l’ultimo tratto di corso Matteotti, che mi porterà in Piazza.
Si vedono le luci dell’arrivo, si sente il frastuono della gente, dei miei amici, dei ragazzi del Box di Crossfit, dei miei Coach, della mia famiglia … della mia Elena alla quale avevo promesso di dare il massimo.
L’entrata in piazza mi toglie il fiato, l’arco d’arrivo mi riempie il cuore, le emozioni non riesco più a trattenerle e … URLOOOO!
Ce l’ho fatta, sono arrivato, ho finito e cerco subito lei….abbraccio Elena e inizio a piangere davvero a dirotto stavolta.
Libero le emozioni e faccio sì che si impossessino di me: le ho trattenute per tutta la gara, cercando la massima concentrazione e determinazione ma ora è finita … sono ARRIVATO.
Sento lo speaker: “Luigi Pecora, il primo Faentino!! “

Ce l’ho davvero fatta.
Alla fine 18° assoluto in 8h19’18” e saranno  quattro i podi:
1° Faentino
2° Campionato Italiano Master35
2° classificato al Trittico di Romagna
3° Romagnolo
Non posso che essere contento, al settimo cielo, sono riuscito a non deludere nessuno.
Che dire, ormai è passata una settimana, ringrazio dei complimenti, piango, rivivo le emozioni, guardo video e foto e ancora non realizzo, sono addirittura stato fermato per strada… non ci sono abituato e mi vergogno, di base sono timido… che gioia, sollievo, felicità immensa…  ma alla fine sono in parte triste… è finita e mi tocca aspettare un anno.
Mi sento come il ragazzino che è appena stato lasciato dalla morosina, mi manca, sento un vuoto… vabbè, aspetterò e penso “circa 365 giorni e ci rivedremo”.

Chi non ha mai fatto il Passatore non può capire la quantità di emozioni che si provano in questa gara, in questo immenso viaggio con se stessi fatto di volti, persone, amici, emozioni, strada, luoghi magnifici, sudore, dolore e fatica, gioia e soddisfazione, gratitudine… ma soprattutto AMORE per la corsa e per quella che tutti chiamo la più bella del mondo:
la “100km del Passatore”.

2 thoughts on “UNA STORIA DI PASSATORE,LUIGI PECORA PRIMO FAENTINO CI REGALA FORTI EMOZIONI

  1. mentre leggo questa favola bellissima mi sembra di correre con te….deve essere una emozione magica e stupenda sognata… vissuta …con dolore …sudore …tanta fatica e tanta gioia. Bravo Gigi sei diventato un maestro per tutti noi. ❤

  2. Mi sono emozionato leggendo la tua storia! Sembrava che coressi con te. Volevo partecipare anch’io quest’anno ma per in piccolo infortunio ho perso due mesi di allenamento.
    Adesso punto al 2020!
    Ti posso chiedere consigli sugli allenamenti?

    Ciao
    Pietro

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