LA FORZA RESISTENTE NELLA MARATONA

Quando si parla di forza resistente o resistenza alla forza, si intende migliorare e ricercare un valore che resiste nel tempo sviluppando il concetto di velocità resistente.

Se prima veniva utilizzato in maniera casuale, oggi la Forza resistente è un mezzo di allenamento utilizzato molto frequentemente soprattutto per gli atleti di livello perché migliora la resistenza ad una potenza elevata, portandoli ad essere pronti nell’ultima parte di gare a fare una azione, incrementare il ritmo o fare una volata con obbiettivo di poter staccare gli avversari. E’ ovvio che per un atleta a livello amatoriale, che non ambisce al piazzamento, ma semplicemente ad un raffronto cronometrico la spesa e la resa energetica migliore in maratona è quella di correre in modo costante.

Negli ultimi anni gli atleti di vertice riescono a fare un “negative split” (correre una seconda parte di maratona più veloce) che li porta a chiudere la prestazione sotto le 2 ore 50. L’atleta amatoriale non sta nelle 2 ore e 30 per strada, ma i tempi si attestano sulle 3 o 4 ore, ed è ovvio che ciò che è disponibile a livello energetico trova un problema ad essere speso, perché a livello muscolare fisiologicamente si è più stanchi e la gamba è meno ricettiva dopo 2 ore e 30/ 3 di corsa.

Quindi per migliorare e sviluppare la forza resistente o al resistenza alla forza, nel running si intende inserire della potenza specifica negli allenamenti di resistenza.

Esempio:in una seduta di prova sulla maratona, e quindi sulla distanza, si corre a un ritmo maratona e dentro si inseriscono degli stimoli a velocità più elevata.Ad esempio dopo una fase di riscaldamento si corre 28 km a ritmo maratona inserendo dei 1000 parziali ad una velocità del 2-3% superiori .

Questo significa che il corpo va a consumare una dose maggiore di energia rispetto al ritmo maratona, e in quella fase accumula un po di acido lattico, e l’atleta dopo che ha corso i 1000 a ritmo più veloce ritorna per 2-3 km a ritmo maratona, ed è proprio in questa fase che riesce a pagare il debito che ha creato a livello muscolare.

In pratica sulla velocità maratona riesce a ottimizzare le energie e va a smaltire il lattato in eccesso prodotto. Con questo tipo di allenamento si migliora la resistenza alla forza veloce e si possono eseguire dei cambi di ritmo per cercare di staccare gli avversari, mentre per un runner a livello amatoriale questa specificità può essere utile in gare maratona con cavalcavia o tratti vallonati oppure quando nella stanchezza accumulata si vuol rimanere a contatto con un gruppetto che ha aumentato il ritmo.

Cosi facendo al runner è permesso in determinati momenti della maratona, a pagare dei debiti lattacidi e a ritrovare il ritmo senza staccarsi o andare in ulteriore difficoltà.

Chi non ha allenato questo meccanismo, appena si trova in debito lattacido non riesce più a smaltirlo compromettendo la sua prestazione in maratona.

Il coach Devid Renzi

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